• Alcuni immagini, senza necessariamente una logica, raccolte dopo una serata al cinema nella zona di Montparnasse. E’ un’area piena di luci, di locali, di vita. Confesso che devo ancora capirla bene.

    Mi rifugio in alcuni dei suoi cinema, prevalentemente il

    Cosi diversa da Montmartre che invece credo di avere conosciuto meglio.

    Mi piace comunque immaginare i racconti che le persone che si ritrovano nei caffè o nei bar si scambiano, a tutte le ore del giorno.

    C’è qualcosa di magnetico nei caffè di Montparnasse, un’atmosfera densa che sembra trattenere il fumo e le parole dei decenni passati. escono dalla metro e, seduti ai tavolini de Le Dôme o de La Rotonde, si ritrovano magari ogni giorno, alla stessa ora, per scambiarsi confidenze a bassa voce. Sono custodi di un rito invisibile. Ci si chiede chi siano veramente, cosa nascondano dietro quei giornali ripiegati o quegli sguardi persi nel vuoto di un bicchiere. In questo quartiere, la conversazione non è mai solo chiacchiericcio; è un ordito di misteri, un mosaico di vite che si incrociano senza mai svelarsi del tutto.

  • A teatro – “Pays Bonheur “

    Quando me lo chiede vado sempre volentieri a raccontare gli spettacoli di Thierry.

    Anche questa volta, Thierry de Pina offre uno spettacolo intenso e profondamente umano. Adattato da un romanzo di Emmanuel Darley, lo spettacolo “Pays Bonheur” affronta un tema sociale piuttosto forte: l’esilio, la speranza di una vita migliore e il prezzo da pagare per realizzare questo sogno.

    Sul palco, un uomo lascia il suo paese natale, spinto dalla promessa di un altrove più clemente, quel tanto agognato “Paese della felicità”. Ma prima di arrivarci, bisogna attraversare, aspettare, sopravvivere. Ci sono il trafficante, le condizioni disumane del viaggio, i giorni interminabili fatti di paura, stanchezza e rinunce. E una volta arrivato, il sogno si incrina. L’integrazione è difficile, i lavori sono precari, gli alloggi fatiscenti e l’obbligo di inviare denaro alla famiglia rimasta in patria pesa molto.

    Per più di un’ora, Thierry interpreta con notevole intensità una galleria di personaggi. Solo sul palco, è circondato da un arredamento minimalista composto da quattro sedie e alcune lettere appese provenienti dal suo paese natale, dove l’uomo è alla ricerca di una vita migliore. La sua recitazione sensibile trascina lo spettatore in un viaggio interiore, capace di descrivere una varietà di sentimenti trascinandoti dentro la storia.

    Il racconto, non facile, é commovente e ti affascina dall’inizio alla fine. «Pays bonheur» è un teatro dell’emozione e della coscienza, un momento raro che interroga il nostro sguardo sull’altro e sulle nostre società.

    Uno spettacolo forte.

    Bravo Thierry a non cercare le cose facili, nemmeno per noi fotografi: le luci molto fioche, giustamente disegnate in coerenza con la storia, non mi hanno reso la vita facile.

    Spero pero’ di aver catturato alcune delle sensazione che il pubblico di parigi puo’ scoprire ogni giovedì sera in un piccolo teatro di Montparnasse.

  • Goodmorning America
    Cover della nuova Zine – Gennaio 2026

    Nei prossimi giorni condividerò attraverso la mia newsletter la nuova zine dedicata all’inizio di questo anno. Al suo interno troverete il racconto di una Washington vista in bianco e nero: un’osservazione silenziosa che parte dai solenni Memoriali per addentrarsi tra le strade che circondano la Casa Bianca.

    Sono consapevole che Washington é più di tutto questo, ma questa é la parte più importante per gli americani (credo).

    Intanto, pero’, un piccolo anticipo a colori

    La mattina presto, é molto rilassante attraverso il parco che raccoglie tutti i principali monumenti: il Washington Memorial é sempre li’ punto di riferimento ed elemento più rappresentativo della capitale americana.